Nella penombra della maestosa Basilica Palladiana di Vicenza un grande disco d’acciaio ricoperto da uno spesso strato di olio industriale ad alta viscosità color rosso acceso, gira molto lentamente: gocce dense si staccano scivolando sulla superficie in un’inevitabile caduta che viene rallentata dal moto rotatorio quasi impercettibile. Alcune di esse finiscono sul pavimento sottostante, formando una sottile linea rossa lucente che attira lo sguardo e interroga. 

Che ne sarà di questo materiale perso? Cosa rimarrà dell’opera a distanza di giorni? Come cambierà nel tempo?

No Memory Without Loss di Arcangelo Sassolino riflette su un fallimento inevitabile: le gocce che cadono a terra sono la perdita che l’opera deve accettare per poter esistere. 

L’immagine, dunque, non sarà mai uguale a sé stessa ma cambierà nel tempo dentro quel mutare inesorabile e continuo che sappiamo infondo appartenere alla vita stessa.                                          

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Poco distante, sotto la suggestiva copertura della basilica (il ventre/carena di una nave rovesciato, ed è così infatti che è stata progettata) si affiancano all’opera contemporanea due capolavori di maestri del Seicento.

Van Dyck rappresenta le quattro età dell’uomo in un fluire di stagioni: un bambino paffuto, simbolo della primavera che incalza, rimane in primo piano, mentre la donna, la giovinezza, rappresenta l’estate e offre all’uomo di fianco a lei (la maturità) alcune rose: un vecchio alle loro spalle, l’inverno, sembra già volgersi a guardare da un’altra parte, e anche se armonico nel quadro, lo percepiamo già lontano, distante, con lo sguardo distaccato da chi guarda. 

Non mette angoscia l’insieme, sembra tutto così naturale nel suo fluire tranquillo, un cerchio che si chiude, come se ci dicesse che le cose seguono il loro corso e vanno accettate serenamente.

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L’ultima opera esposta è il San Girolamo di Caravaggio. Impossibile rimanere indifferenti di fronte al calore della luce dell’incarnato del santo e del rosso del suo manto che fanno da controcanto al candore glaciale del teschio e del libro aperto. Il binomio vita e morte anche in questo caso sembra compreso e salvato dall’attività che il Santo sta compiendo, la traduzione degli antichi testi sacri dal greco al latino. Si legge nel testo che accompagna la mostra: “San Girolamo sta trasferendo la Parola da un mondo ad un altro, che cos’è la traduzione se non il permanere nella radicale trasformazione?”

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Guardando queste tre opere che lasciano aperto l’enigma del Tempo e dello scorrere degli anni, ci tornano alla mente le parole di Romano Guardini, nel suo saggio L’età della vita (1957):

la vita non è un affastellamento di parti, bensì una totalità che, con un’espressione un poco paradossale, è presente in ogni punto dello sviluppo (…) L’essere umano è sempre in un ciclo vitale ed ogni volta è tutto in esso”. 

Ci sembra un invito ad una maggiore consapevolezza: un nuovo anno non è solo tempo che passa ma un oggi da vivere pienamente.

Buon inizio a tutti!

La mostra Caravaggio Van Dyck Sassolino è visitabile a Vicenza, Basilica Palladiana, fino al 4 febbraio 2024