“La nostra scrittura dice molto di noi. Come il nostro volto e la nostra voce, è unica e ci ‘assomiglia’: ci rappresenta e ci identifica, diversa dalla scrittura degli altri, è riconoscibile tra altre da noi”. La bellezza del segno. Elogio della scrittura a mano (Laterza), Francesca Biasetton

Dicono che scrivere a mano sia come ripetere due volte, è un atto complesso che richiede un’elevata coordinazione occhio-mano e che mette in connessione aree del cervello in cui accade un piccolo miracolo. Aiuta la memoria, la concentrazione, ha un tempo lento che richiede una lieve fatica fisica del gesto, è di per sé un atto creativo, millenario, ma soprattutto che ci caratterizza come un’impronta digitale: ciascuno scrive a modo suo e difficilmente la nostra grafia è riproducibile alla perfezione, tanto che ancora oggi la nostra firma a mano viene utilizzata per sigillare e autenticare i documenti importanti. Siamo unici e irripetibili, quando scriviamo su un foglio il nostro nome. Non è affascinante?
Allora, quando leggiamo che ci sono volute settimane di studio per riprodurre la G nella firma di Michelangelo, capiamo che è vero e che è possibile. Perché quella G è unica e ha il timbro del genio del Rinascimento. Solo suo. La Fabbrica di San Pietro ha promosso infatti un progetto che ha lo scopo di trasformare la calligrafia di Michelangelo Buonarroti in un carattere tipografico moderno, chiamato Michelangelus, disponibile gratuitamente e utilizzabile sia nella stampa sia negli ambienti digitali.

Collage font

Anni di ricerca negli archivi per individuare le caratteristiche autentiche della scrittura dell’artista, esaminando manoscritti, lettere personali, firme e iscrizioni. Un lavoro complesso perché Michelangelo non scriveva sempre nello stesso modo: la sua grafia cambiava a seconda delle circostanze e della funzione del testo.

Dallo studio dei documenti è emerso un aspetto interessante: nella scrittura di Michelangelo si riconosce una struttura quasi architettonica, caratterizzata da una geometria precisa e da forme tutt’altro che casuali.

E così i progettisti ne hanno tenuto conto nella creazione del nuovo font, che non è una riproduzione esatta della grafia originale: è una sua reinterpretazione che conserva la personalità unica e preziosa senza rinunciare alla leggibilità.

Un elemento così piccolo e semplice, come dei caratteri grafici scritti a mano, racchiude un’intera visione artistica. Rappresenta l’uomo, e la sua inconfondibile impronta.

Per questo cerchiamo di non smettere mai di usare anche carta e penna, di curare la nostra scrittura come una possibilità bellissima, unica, solo nostra e inconfondibile con quella gioia di scrivere, diceva la poetessa polacca Wisława Szymborska, che è “potere di perpetuare, la vendetta d’una mano mortale.”

Fonte immagini: studiogusto