C’è un breve racconto di Cechov in cui si parla di un uomo che vive come chiuso dentro un astuccio. È Belikov, un professore di greco che insegna nel ginnasio di una città nella profonda provincia russa; dal modo di vestire agli oggetti che porta con sé, fino ai pensieri più semplici, sembra avvolto in una specie di custodia che lo protegge da tutto quello che di bello o di brutto accade nella vita.
Così esce sempre con le galosce, il cappotto e il bavero alzato, qualsiasi tempo faccia, con un ombrello che se non piove resta chiuso nella sua custodia, e persino il temperino che usa per le matite è riparato da un astuccio.
Il tal professore ama solo le circolari, che dicono con chiarezza cosa si deve o non si deve fare, cosa è permesso e cosa no.
Tutto quello che esce da un ordine lo atterrisce, e a ogni cosa che gli sfugge oppone sempre un bel no. Persino quando un’allegra e spensierata giovane sembra disponibile a sposarlo, è lui a dire di no, perché il suo principale desiderio è che nella sua vita non accada mai nulla.

 “Sotto l’influenza di persone come Belikov, negli ultimi dieci-quindici anni, nella nostra città si è iniziato ad aver paura di tutto. Ad aver paura di parlare a voce alta, di inviare lettere, di conoscersi, di leggere i libri, di aiutare i poveri, di insegnare a leggere e scrivere…” scrive Cechov. Alla sua morte però appare sul volto del defunto, miracolosamente, un’espressione serena e quasi allegra mai vista in vita, come se finalmente avesse raggiunto il suo obiettivo di stare chiuso in un astuccio per sempre. Lo scrittore conclude: “La verità è che avevamo sì seppellito Belikov, ma quanti altri uomini nell’astuccio rimanevano, e quanti ce ne saranno ancora!”

Chissà cosa sarebbe successo a Belikov se fosse entrato per trenta secondi nella dorata “Positivity Cabin”, un’installazione dell’artista performer Andrea Bianconi, esposta per qualche giorno alla Fiera di Milano e ora in viaggio verso altre due tappe.

News_Andrea Bianconi© Andrea Bianconi

Si entra in una cabina dorata e ci si siede per trenta secondi. All’interno il visitatore è immerso in una composizione sonora costruita con centinaia di “YES” pronunciati da persone di tutto il mondo, che ci pone un unico interrogativo: quanto tempo saremmo ancora capaci di dedicare a un “sì”?

«La positività è un atto di coraggio», dice Andrea Bianconi. «Positivity Cabin è nata dal desiderio e dalla necessità urgente di vedere un mondo diverso. Viviamo in un tempo complesso, frenetico, spesso disorientante, in cui ho sentito la necessità di compiere un atto magico. Mi sono detto: qui serve un maggior bene. Da questo bisogno è nata l’idea di creare uno spazio di sosta e rigenerazione».

Chissà il nostro Belikov cosa ne avrebbe detto.