Sono vecchio. Ma sto in piedi, cammino e, pur essendo mezzo cieco, continuo a vedere moltissime cose. Ora siamo qui lei e io a parlare, intanto guardo fuori e vedo che c’è ancora il sole (da un’intervista a Vanity Fair, 20 maggio 2026)
Oggi vogliamo proporvi un libro. È un racconto per immagini, o meglio: sono immagini catturate da Maurizio Maggiani nell’arco di cinquant’anni, che un «nucleo di giovani digitalizzatori militanti» ha raccolto in un archivio, riprendendo il filo di una vita trascorsa con la macchina fotografica in mano.
A partire da una selezione di questi scatti, Maggiani ha scritto racconti brevi, brevissimi, da cui senza un ordine o un’intenzione precisa, è nato una sorta di Almanacco dei viventi, che è poi il titolo scelto dall’autore.
“Fare questo lavoro è stato per me un atto di resistenza. Le mie armi sono quelle che vedete e non posso sceglierne altre, non sono che parole, e immagini, armi poco adatte per una resistenza militare, ma ciò che scrivo e fotografo non è che vita, solo e sempre e ovunque vita, e io milito per la vita nel tempo del trionfo dei costruttori di morte. Come posso”
Vi lasciamo qui un racconto e un’immagine, per invogliare a sfogliarlo tutto e perché no, farne tesoro.

La conversazione
Si parlano, conversano tra loro e sembrano proprio contente di farlo. Non le conosco, non so dire se loro stesse si conoscano o se si siano incontrate proprio adesso, lì, all’ombra di un muro qualunque, intanto, che tutt’intorno furoreggia una festa popolare. Potrebbero anche essere madre e figlia, non importa, non stanno banalmente dicendo qualcosa. È diverso, loro stanno conversando, si vede benissimo, sono interessate l’una all’altra, a qualcosa che hanno voglia di spartire, si sorridono perché deve proprio essere qualcosa di coinvolgente, lo dico perché conversare viene dal latino, significa stare assieme, e loro in questo momento stanno assieme.
Cosa abbiamo ancora da dirci dopo così tanti millenni che ci parliamo?
Tutto quello che ci fa stare assieme. In effetti parliamo molto, ma non conversiamo quasi mai. Diciamo, diciamo e diciamo, buongiorno, ho fame, piove, sto morendo, è guerra, aiuto, vieni, dammi la mano, ti odio, ti amo. Diamo indicazioni indifferentemente giuste o sbagliate, forniamo informazioni essenziali da ripetere all’occasione, diciamo il vero e mentiamo, omettiamo e reiteriamo, diciamo e diciamo e diciamo.
Ma guardare quelle due, nessuno saprà mai cosa si stanno dicendo, potrebbe essere qualunque cosa di inimmaginabile. Hanno trovato un posto tutto per loro, si sono aperte un varco nel vasto mondo del dire per starsene finalmente li assieme a parlarsi. E allora potrebbe essere qualunque cosa, ma sarà certamente qualcosa di prezioso, qualcosa che a chiederglielo non saprebbero nemmeno bene come rispondere da tanto che è proprio tutto loro.
