“È un misto di Ivan Lendl, con il suo duro lavoro da fondocampo, e di Patrick Rafter, con il suo esplosivo gioco d’attacco”. Il suo ex allenatore Tony Roche lo definisce così. Stiamo parlando di Roger Federer, campione assoluto di tennis.

Che vi piaccia il tennis o meno, ne avrete sicuramente sentito parlare in questi anni soprattutto dopo l’epica sfida con Rafa Nadal agli Australian Open vinta 6-4 3-6 6-1 3-6 6-3 dopo oltre 3 ore e 36 minuti di gioco. Una partita fantastica, il 18° trofeo dello Slam, l’89° titolo in carriera raggiunto a 35 anni dopo sei mesi passati lontani dai campi.

Un campione, quindi, un vincente. C’è un motivo però se ne parliamo qui e non in un blog per appassionati di tennis: il suo modo di giocare può essere d’ispirazione anche per il nostro lavoro (per chi volesse saperne più di questo sport e di questo grande campione ad ogni modo segnalo: “Il genio del Tennis” di René Stauffer).

Sì perché se lo si guarda attentamente si ha come l’impressione che per lui il tempo scorra in modo diverso che per gli altri. Come se avesse il potere di rallentarlo. Di conseguenza è sempre lui a condurre perché è come se avesse sempre tutte le opzioni a disposizione.
Nessuno è più reattivo di lui e nessuno subisce così pochi ace, nessuno riesce a colpire la palla all’ultimo momento un paio di centimetri più avanti o più indietro, a seconda che voglia accelerare il gioco o lasciarsi un po’ più di tempo per imprimere alla palla una forte rotazione lungo la traiettoria.

“Gioca come gli pare. Corre a rete, ribatte da fondo campo; difende, attacca, gioca veloce o con sentimento, lifta, fa slice. Un’alternanza geniale. Chi lo osserva, a un certo punto arriva alla conclusione che Federer gioca come tutti i grandi tennisti degli ultimi vent’anni e in realtà come nessuno di loro”. Parola di Heinz Gunthardt, che un tempo fu un virtuoso della tecnica e che ora è diventato un fine osservatore.

 

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Insomma, non è il giocatore che ha nel repertorio uno o due colpi micidiali, come Jimmy Connors (o Lleyton Hewitt se guardiamo ai giocatori moderni). Proviamo a fissare le qualità di Federer che possono ispirarci di più:

1. Il meglio di Federer emerge quando il punto sembra ormai perso, quando in pratica è dato per spacciato. Questo spazio è quello in cui il campione svizzero non si limita a rispondere, ma osa, si prende dei rischi e sperimenta in modo giocoso e fantasioso. Il risultato sono soluzioni impensabili da stropicciarsi gli occhi.

2. Ha la capacità di trovare un nuovo punto di vista originale, a cui nessuno avrebbe pensato.
Guardate il video e osservate il suo gioco nella partita contro Murray. Il colpo decisivo lo sferra dopo aver fatto a grandissima velocità tanti piccoli passi che gli permettono di osservare la palla da una prospettiva completamente rovesciata. I piccoli passi danno il senso di percorso possibile per tutti per affrontare con un approccio diverso un problema.

La sua capacità di fare innovazione nasce da queste due cose: sfruttare l’imprevisto per inventare qualcosa di nuovo e cambiare punto di osservazione.

È l'”innovazione del camaleonte” che possiamo imparare da Federer. Solo così anche noi possiamo stare sul mercato, al di là di quale sia il nostro settore. Soprattutto se i due o tre “colpi” che ci sono sempre riusciti bene non bastano più.
Se il contesto cambia bisogna capirlo in fretta e fare tanti piccoli passi veloci per farsi trovare pronti all’appuntamento.

Qualche anno fa, durante un workshop in Ferrari Flavio Manzoni, Direttore del Design, ci ha offerto un esempio illuminante.
Il suo compito era trovare la soluzione migliore in termini di aerodinamica e bellezza per la vettura, in base a come era costruito il nuovo motore.
Immaginavamo che la sua prima preoccupazione fosse concordare prima con gli ingegneri che tipo di motore sarebbe nato. “Non ci penso nemmeno – ci disse -, sarebbe la fine del mio lavoro. La creatività del design nasce da una forma che non ho deciso io”.

Per cui al prossimo imprevisto di lavoro non scuotete la testa. Spostatevi per osservare la situazione da un altro punto di vista e tirate fuori il vostro colpo migliore. Quello che non avete ancora fatto.