Lo scorso settembre avevamo iniziato così, condividendo un posto e un libro che ci avevano accompagnato durante l’estate. Ci era sembrato un bel modo per ripartire, e allora abbiamo pensato che potrebbe diventare il nostro appuntamento settembrino.

Un luogo, una lettura preziosa e poche righe.

Ed ecco qui:                         

Francesco                                                                                                                             

Ho consumato le mie letture tra una silenziosa Milano e qualche giorno in Valtellina. Oggi vi parlo de “Il gioco infinito” di Simon Sinek, un saggio sulla leadership e sulla visione strategica a lungo termine. Sinek distingue tra giochi finiti, con regole e vincitori definiti, e giochi infiniti, dove l’obiettivo è continuare a giocare e crescere nel tempo. 

Dice lui che, “per avere successo nel gioco infinito del business, dobbiamo smettere di pensare a chi vince o a chi è il migliore e iniziare a pensare a come costruire organizzazioni abbastanza forti e sane da rimanere in gioco per molte generazioni a venire. I benefici di tutto ciò, per ironia della sorte, rendono spesso le aziende più forti anche nel breve termine.”

Dopo tanta ispirazione ricevuta dal suo “Start with why” è stato bello inoltrarsi in questa suo modo di guardare le cose, sempre fresco e nuovo. (Francesco)

Maria

 

Ai piedi del Monte Cinto, tra montagne imponenti, alberi fitti e corsi d’acqua limpidi, la Corsica mi ha accolto con la sua natura silenziosa e potente. Un paesaggio che invita a rallentare, ad ascoltare.

In quelle giornate ho letto “La luna di carta” di Andrea Camilleri: un’indagine di Montalbano che scava tra ironia, fragilità e verità nascoste. Tra quelle pagine, la Sicilia del commissario sembrava dialogare con l’isola che avevo intorno: entrambe dure e al tempo stesso intime, capaci di svelarsi solo a chi resta ad osservare con pazienza. (Maria)

Simo

Davanti al Pont du Gard, in Occitania, ho pensato a chi l’ha costruito, alla fatica di una pietra dopo l’altra senza i mezzi che oggi diamo per scontati. Un lavoro immenso che ha richiesto ingegno, forza e una precisione incredibile. Tre ordini di arcate per far scorrere l’acqua senza interruzioni, superando la gola del fiume. Tutto fatto a regola d’arte, con cura persino nei dettagli decorativi. L’uomo qualche volta è proprio capace di grandi cose!

Si può essere vivi e ardenti come un vulcano, conducendo una vita che appare tranquilla, mentre tutti insistono a descriverti come una poetessa appartata, quasi reclusa? La risposta è sì. Perché ogni esistenza resta (per fortuna) misteriosa e sfugge alle nostre rigide categorie mentali. Il saggio di Sara De Simone su Emily Dickinson fa vibrare la vita della poetessa americana, spalanca le finestre della sua casa e restituisce la forza di quel fuoco che la animava dentro, come lei stessa scriveva di sé: “Tranquilla! Avessero potuto sbirciare/ vedere come frullava la mia mente!” (Simona)