“L’opportunità di comprendere l’Universo è la ragione per cui è meglio essere nato che non esistere affatto”. Anassagora
Abbiamo iniziato l’anno nella scorsa news, ricordandoci di quanto il saper vedere e osservare sia un impegno e un atto conveniente, interessante per affrontare tutto.
C’è chi dell’osservazione, dell’attenzione e della pazienza del guardare ha fatto la sua passione e il suo mestiere. Che alle volte viene premiato in modo sorprendente.
È di poco tempo fa una notizia che, capitata a ridosso della frenesia natalizia, magari non ha avuto tanta risonanza ma a noi è parsa incredibile. Centinaia di orme di dinosauro, tutte insieme, da milioni di anni sono impresse nel Parco dello Stelvio, e non sono mai state scoperte fino ad ora.
Fino a quando l’occhio attento di un fotografo naturalista, Elio Della Ferrera, in zona per altri motivi, puntando l’obiettivo su una certa parete montuosa, si accorge di tante orme fossili di grandi dimensioni. Ma prima di chiamare l’amico con cui ha condiviso altre scoperte, Cristiano Dal Sasso, paleontologo del Museo di Scienze Naturali di Milano, si inerpica su per la montagna impervia per verificare che non sia un abbaglio, documentando con fotografie quello che vede. Cristiano Dal Sasso, nella telefonata, crederà immediatamente alle sue parole per il lungo rapporto di fiducia che li lega.

Non è che sappiamo molto di dinosauri o dell’importanza in particolare di questo ritrovamento, ma ci ha colpito l’entusiasmo, la sorpresa, l’eccitazione e la voglia di studiare e dedicare tempo, fatica (il luogo è molto difficile da raggiungere) a questa scoperta, che diventerà per gli anni a venire un meraviglioso laboratorio a cielo aperto. E, ci hanno colpito anche le immagini. Centinaia di impronte grandi e piccole, che segnano il passaggio in gruppo su quelle montagne che circa 210 milioni di anni fa erano probabilmente le coste di un Oceano.
È bello leggere le parole di chi le ha trovate e di chi le studierà perché hanno quell’entusiasmo di chi ha trovato un tesoro di cui può iniziare a svelare il mistero. Potete leggerne qui e qui.
In un lavoro fatto di quotidianità e studi ad un certo punto irrompe una scoperta casuale che ravviva la scintilla e ridà senso alla fatica. Ritornano le parole di Einstein, così precise.
“La più bella e profonda emozione che possiamo provare è il senso del mistero. L’uomo per il quale non è più famigliare il sentimento del mistero, che ha perso la facoltà di meravigliarsi e umiliarsi davanti alla creazione è come un uomo morto o cieco. Nessuno si può sottrarre a un sentimento di commozione contemplando la stupenda struttura della realtà. È sufficiente che l’uomo tenti di comprendere soltanto un po’ di questi misteri giorno dopo giorno senza mai demordere, senza mai perdere questa curiosità.”
