Vi capita ancora di guardare con attesa la buca delle lettere per vedere se è arrivata una busta o la sorpresa di una cartolina? È un’esperienza rara, di altri tempi. Oggi si aspettano più che altro pacchi e consegne di acquisti online.
E così, è notizia di qualche giorno fa che le ormai inutili e obsolete cassette rosse verranno dismesse.
In Danimarca, ad esempio, dal 1° gennaio 2026 non ci saranno più (qui l’articolo).

È nell’ordine delle cose.

Eppure, in una remota isola del Giappone, un progetto di arte contemporanea che avrebbe dovuto avere un tempo limitato, è diventato un luogo così particolare e in controtendenza rispetto all’evoluzione del mondo, che ci ha fatto pensare: quanto sono importanti le parole (scritte o dette), quanto è importante comunicare quello che si vuole dire e non perdere il tempo giusto per dirlo. E non pensiamo solo ai pensieri intimi, privati, ma in ogni contesto (anche lavorativo!)

Una parola, a penna o a voce, può cambiare molto: in chi la dice e in chi l’ascolta.

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Su quest’isola giapponese, che conta pochi abitanti, esiste un ufficio postale in disuso dal 1991, riaperto nel 2013 dall’artista Saya Kubota, durante la Triennale di Seto. Il progetto, pensato per durare un mese, invitava i visitatori a scrivere una lettera — a chiunque volessero — da lasciare lì. L’artista gli ha dato il nome di “Ufficio Postale alla Deriva”. In poche settimane l’iniziativa ha attirato più di 31.000 visitatori e ha raccolto circa 400 lettere. Alla chiusura dell’evento, l’edificio avrebbe dovuto essere demolito, ma Katsuhisa Nakata, ex direttore delle poste e proprietario della casa, ha deciso di mantenerlo in vita. Da allora, oggi novantenne, lo riapre ogni sabato mattina.

Continua a ricevere lettere da tutto il Giappone: parole di dolore, nostalgia, speranza, ma anche domande e curiosità che finalmente trovano un approdo. “Tutte le emozioni della vita passano di qui”, racconta. Nell’Ufficio Postale alla Deriva ogni messaggio viene accolto e custodito, perché ogni parola merita attenzione. E forse solo un uomo che ha amato davvero il suo lavoro di postino — come lui stesso racconta: “Mi ha dato la possibilità di incontrare tante persone e ascoltare le loro storie. Salivo sulle navi e scendevo per raccogliere e recapitare la posta nelle isole vicine. È stato un periodo bellissimo della mia vita” — può portare avanti con tanta cura e dedizione qualcosa che, in apparenza, potrebbe sembrare nostalgico (e poco utile?)
Vi lasciamo qui l’intervista integrale.

 A noi torna in mente Emily Dickinson, “Una parola muore quando è detta, dice qualcuno – Io dico che proprio quel giorno, comincia a vivere”.

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