Comunque sia, per scrivere un libro, compiere delle gesta, realizzare un dipinto in cui ci sia vita, è necessario essere una persona viva.”

Si conoscono bene le lettere di Vincent van Gogh al fratello Theo, quel dialogo continuo che ha accompagnato la sua vita. Meno note, invece, sono le lettere alla sorella minore Willemien, appena pubblicate in un’edizione che ne raccoglie venticinque: pagine che rivelano un legame solido, fatto di affetto e fiducia, ma anche della profonda esigenza di condividere pensieri, dubbi, speranze.

Van Gogh scrive con l’urgenza di chi ha bisogno di essere capito ma, ci sembra, anche con l’accorata richiesta di condivisione di un cammino e lo fa con parole appassionate, irruenti, affettuose.  Racconta di arte e di vita quotidiana, di famiglia e del mondo che lo circonda. Spesso parla delle sue inquietudini e delle crisi che lo colgono.  Molte volte Vincent accompagna le lettere con schizzi e disegni, per ricevere un riscontro da quella amata sorella che come lui si nutre di arte e letteratura. Si scambiano consigli sui libri e sulla vita con la stessa intensità, e anche nelle cose del quotidiano si avverte una consuetudine a una profondità di pensiero.
Sono piccole e grandi confessioni, in cui Vincent apre continuamente il cuore, senza esitazioni, con una sincerità possibile forse per il comune tormento (anche Wil come il fratello, soffriva di problemi psicologici).

Ad esempio, in una di esse confessa di amare di più i ritratti rispetto ai paesaggi. I paesaggi sono piacevoli ma è nei ritratti che riesce ad esprimersi in modo più profondo e più vero. “sono sempre stato convinto che con i ritratti si impari a riflettere” e ancora “vorrei fare dei ritratti che tra un secolo sembrino delle apparizioni”, in cui ci sia della passione, dell’attesa, come un grido, scrive.

Eppure, si rimane incantati da come riesca, con le parole prima ancora che con la pittura, a scandagliare la notte stellata di Arles:

“Spesso ho l’impressione che la notte sia ancora più riccamente colorata del giorno, colorata dei viola, dei blu e dei verdi più intensi. Facci attenzione e noterai che certe stelle sono color limone, altre hanno luccichii rosati, verdi, blu nontiscordardime. E senza insistere oltre, è evidente che per dipingere un cielo stellato non basta affatto mettere dei puntini bianchi su un blu notte”

Oppure quando elenca, come recitasse una preghiera, i colori dell’autunno in quel che osserva davanti a sé:

“Allora il paesaggio assume tonalità dorate di ogni sorta di colore, oro verde, oro giallo, oro rosa, così come bronzo, rame, enfin dal giallo limone al giallo smorto per esempio di un covone di grano dopo la trebbiatura, Ciò unito al blu- dal bleu de roi più profondo dell’acqua ai nontiscordardimé. Cobalto soprattutto, blu chiaro brillante- blu verde e blu violetto” …e così via per altre decine di sfumature.

L’intero patrimonio delle lettere di Van Gogh è uno pozzo profondissimo a cui attingere. La testimonianza di un bisogno impellente di rendere partecipi della sua vita le persone a cui voleva bene e da cui desiderava essere accompagnato, non avendo alcun timore, soprattutto con Will, di mostrarsi vulnerabile, mettendosi continuamente in discussione, con una sincerità disarmante.

Vi lasciamo qui lo stralcio di una lettera, il libro lo trovate invece qui.

“È vero come penso nei momenti di buon umore che quello che è vivo nell’arte ed eternamente vivo è in primo luogo il pittore e poi il quadro?
In fondo, cosa importa- anche solo veder lavorare le persone è di per sé qualcosa che non si trova sotto vetro, nei musei”

 Senza titolo

Vincent van Gogh, Lettrice di romanzi (1888, collezione privata)

 Immagine di copertina: Vincent van Gogh, Ramo di mandorlo in fiore in un bicchiere (1888, Van Gogh Museum, Amsterdam)