Abbiamo ascoltato una puntata di Wilson, il podcast del Post curato da Francesco Costa: Il mondo secondo Velasco.

È vero, Velasco è spesso citato. Le sue parole vengono prese e adattate in contesti diversi. Lui stesso, nel podcast, ammette che essere considerato una specie di guru lo mette a disagio. Se ne distanzia, come se il personaggio e l’uomo fossero due cose distinte, ciascuna per la propria strada.

Però poi lo si ascolta e qualche spunto che fa pensare o mette in discussione c’è sempre. Non sono ricette e nemmeno parole scritte sulla pietra, vanno anche, come dice lui, contestualizzate. Ma hanno il merito di aprire dei ragionamenti. Ve ne mettiamo qui qualcuna, in ordine sparso.

Problema–Soluzione.

Questo, racconta Velasco, è un po’ il suo mantra di sempre:

“Perché di solito stiamo molto tempo a spiegare molto bene, molto intellettualmente, con un sacco di dati, quali sono i problemi e non dedichiamo lo stesso tempo e rigore a trovare una soluzione. Perché poi, ci sono cose che non hanno una soluzione. E allora perché perdiamo tempo?”

E, tornando sul famoso discorso degli alibi:

“Il problema dell’alibi non è morale. È che l’alibi non permette di imparare. L’essere umano impara soprattutto per feedback. Se io provo ad usare una cosa e non funziona, provo in un altro modo. Se invece do la colpa alla cosa, non imparerò mai.”

Sulla retorica del “si vince solo se si è una famiglia”.

Velasco la smonta con semplicità e pragmatismo: “Io spero che la mia squadra non sia come una famiglia perché la famiglia è piena di casini! Io voglio che sia una squadra. Non basta il gruppo unito.”

Insomma: non è necessario essere tutti amici perché le cose funzionino.

“La squadra ha bisogno di due cose: 1) ruoli molto chiari e diversi tra loro, 2) un aiuto tra i giocatori che non nasce perché sono amici, ma perché fa parte del gioco aiutarsi. Bisogna chiedersi: è il gruppo unito che fa che la squadra funzioni o è la squadra che funziona che rende il gruppo unito?”

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Altro colpo alla retorica? Molti colleghi dicono: Quando l’io diventa noi, allora sì che una squadra funziona.
“NO! L’io non diventa mai un noi! L’io non scompare mai. Dentro ad un NOI ci sono e sempre ci saranno gli interessi individuali, è impossibile che non ci siano.”

Leader o capo? Entrambi.

Secondo Velasco, chi allena deve essere un po’ leader e un po’ capo.
È leader quando guida, convince, indica la strada migliore. L’autorevolezza deriva dal sapere davvero le cose, dal conoscere a fondo — perché gli altri se ne accorgono subito se stai millantando. Essere capo, invece, significa che ci sono cose che si comandano perché vanno fatte così e basta. Altrimenti
si passano le giornate a discutere e si perde tempo.
Questo comporta anche la rinuncia a essere sempre amati. È un gioco di equilibrio: pendere troppo da una parte porta al rischio di fare gli “amiconi”, dall’altra si diventa autoritari.

Ultima cosa che ci è sembrata interessante. Come si migliora, dentro una squadra?

Velasco fa un esempio legato alla scuola, dove si chiede agli studenti di essere bravi in tutto. Secondo lui questo è un errore metodologico.

“Se uno ha una squadra e le dice: dobbiamo migliorare in dieci cose, la squadra ci mette l’anima e probabilmente migliorerà di un pochino in ogni cosa. La squadra è la stessa e continua a perdere. Se invece tu dici ad ogni giocatore ‘Tu devi migliorare questa cosa, lascia stare il resto, migliora in questo!’, la squadra sarà un’altra squadra. Perché ognuno dei sette giocatori darà il massimo su quella cosa specifica. Poi prenderemo la seconda priorità e avanti così. E il miglioramento ci sarà di sicuro, a quel punto la squadra vede che qualcosa si muove e prende fiducia.”

Non possiamo condividere il link del podcast perché fa parte di un abbonamento a pagamento. Però si possono tenere a mente alcune idee che aiutano a guardare il lavoro di squadra con un certo realismo:

problema-soluzione, niente alibi, si impara per feedback (e quindi l’importanza di dare e ricevere riscontri!), ruoli chiari e ben distinti, l’io e il noi devono convivere, equilibrio tra leader e capo, migliorare una cosa alla volta.

Foto da ©ilFattoQuotidiano.it